NO ALLA RIFORMA DEGLI ISTITUTI TECNICINO ALLA RIDUZIONE DEL TEMPO SCUOLA A VANTAGGIO DELL’ADDESTRAMENTO

Con la circolare ministeriale n. 1397 del 19 marzo 2026 si avvia la riforma degli istituti tecnici, prevista dal PNRR, che avrà conseguenze rilevanti sia sul piano didattico che sugli organici. Partirà nelle classi prime dall’anno scolastico 2026-2027 e andrà a regime nel 2030-2031.

La riforma introduce nuovi profili educativi e nuovi curricoli dei percorsi tecnici, nuovi quadri orari delle discipline, una quota molto ampia di flessibilità affidata alle singole scuole, una crescente integrazione con il sistema produttivo e le imprese del territorio.
È prevista l’anticipazione dei percorsi di FSL e apprendistato già dal secondo anno, l’accorpamento di discipline, come nel caso delle scienze sperimentali (terra, biologia, chimica, fisica), la riduzione del monte ore di alcune materie fondamentali, quindi tagli all’organico docente e incertezza sulle classi di concorso.

L’avvio in tempi molto stretti e senza un confronto con le scuole, sta creando forti difficoltà nella definizione degli organici, nella mobilità dei docenti e nella gestione dei curricoli. Ed è grave anche che le famiglie abbiano scelto gli istituti tecnici senza conoscere i nuovi quadri orari, pubblicati solo dopo la chiusura delle iscrizioni.

Noi riteniamo che questa riforma, presentata come un necessario avvicinamento tra la scuola e il mondo del lavoro, altro non sia che un taglio progressivo del tempo dedicato alla cultura generale e alla formazione a vantaggio di un sempre più massiccio addestramento professionale. La scuola deroga alla sua funzione di formazione di cittadini consapevoli, forgiando invece forza lavoro adattabile alle esigenze del mercato. Flessibilità, personalizzazione, collegamento con le imprese, innovazione tecnologica, le parole chiave sottese all’impianto della riforma, gli istituti tecnici vengono progressivamente modellati sulle esigenze del tessuto produttivo locale.

In altre parole: meno scuola, più impresa!

Gli istituti tecnici — storicamente un pilastro della scuola pubblica italiana — rischiano di diventare sempre meno scuola e sempre più centri di formazione aziendale anticipata. La riduzione delle ore di italiano diventa così il simbolo di una trasformazione più profonda: l’idea che la cultura generale sia un costo superfluo.
In un’epoca in cui la complessità del mondo richiede più capacità di interpretazione, più padronanza della lingua, più strumenti critici, si decide di ridurre proprio le discipline che permettono di sviluppare queste capacità. Il dimezzamento delle ore di Geografia previsto dalla riforma negli indirizzi del settore economico risulta in questo senso tanto insensato quanto dannoso.
Si continua a dire che la scuola deve preparare al futuro, ma nello stesso tempo si riduce lo spazio della formazione che permette di comprendere quel futuro.

Difendere gli istituti tecnici significa difendere la qualità della Scuola pubblica

E per questo serve invece un progetto che rafforzi la qualità della formazione, valorizzi le discipline culturali e scientifiche, garantisca l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione.

MOZIONE del Collegio dei Docenti dell’… di …

Il riordino degli istituti tecnici riduce gli insegnamenti sia dell’area generale sia dell’area di indirizzo, modifica i quadri orari delle discipline con accorpamenti e riduzioni di materie fondamentali, anticipa nel primo biennio materie di indirizzo, abrogando di fatto il cosiddetto biennio unico, e avvia anche gli studenti del secondo anno a seguire percorsi di formazione scuola lavoro, attualmente previsti solo nel triennio. Introducendo le ore “quota scuola” allo scopo di rendere il curricolo degli istituti tecnici più aderente al tessuto produttivo del territorio, indebolisce così il valore legale del titolo di studio che di fatto non sarà più spendibile sull’intero territorio nazionale. Prevede inoltre che i curricoli degli istituti tecnici debbano essere «connotati da flessibilità, innovazione, ricerca e sperimentazione didattica, al fine di adeguarsi costantemente alle esigenze in termini di competenze dei settori produttivi», costringendo la scuola ad abdicare a favore dell’impresa. Il riordino avrà come effetti:

• l’impoverimento della formazione degli studenti per l’acquisizione della piena cittadinanza;

• la riduzione delle cattedre, con conseguente espulsione dalla scuola di lavoratrici precarie e lavoratori precari che a lungo hanno contribuito al suo funzionamento;

• la produzione di numerosi perdenti posto, che alla lunga potrebbero risultare in esubero a livello provinciale.

Pertanto, il Collegio dei Docenti chiede che:

• la riforma venga rinviata;

• venga avviato un vero confronto con le scuole;

• vengano fornite delle garanzie per la salvaguardia delle discipline penalizzate;

• non si comprometta la formazione culturale generale.

A tale scopo ritiene necessario che tutte le OO.SS. proclamino al più presto lo stato di agitazione dell’intera categoria e avviino contemporaneamente una capillare campagna di assemblee in tutte le scuole. Reputa inoltre necessario che le scuole forniscano adeguate informazioni sul riordino ai genitori degli studenti iscritti alla classe prima degli istituti tecnici per l’a.s. 2026/2027.

Riteniamo infine che qualsiasi decisione in riferimento al riordino che gli OO.CC. saranno chiamati a prendere, non possa che essere prioritariamente finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro, dei perdenti posto e della scuola della Costituzione.

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